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Le finanze vaticane hanno rischiato il default, a causa del crollo delle donazioni ma anche di operazioni finanziarie spericolate, della lievitazione incontrollata dei costi per il personale e dell’incapacità di valorizzare gli asset, a partire da quello immobiliare. E' quanto racconta Gianluigi Nuzzi nel suo nuovo libro Giudizio universale, edito da Chiarelettere, il quarto che il conduttore di Quarto Grado dedica agli affari più oscuri della Santa Sede. Tremila documenti inediti, quelli a cui ha avuto accesso Nuzzi, fotografano, oltre le mura leonine, una scenario inquietante, soprattutto da quando Papa Francesco ha deciso di scoperchiare il vaso di Pandora provando a cacciare i mercanti dal Tempio. E sono state proprio le indagini della task force istituita da Bergoglio a fare luce su ciò che non tornava nei conti e nei bilanci della Santa Sede. Un disastro che emerge in uno dei passaggi centrali del libro dove si fa riferimento a una drammatica riunione, risalente allo scorso anno e finora rimasta riservata, in cui 17 cardinali (tra cui il Segretario di Stato Pietro Parolin) dissero chiaramente che l’emorragia era talmente grave da mettere a rischio la tenuta delle finanze vaticane. Le voragini più significative, e in certi casi neanche quantificabili, oltre al crollo delle entrate - ad esempio quelle derivanti dai bonifici delle diocesi e dall’Obolo di San Pietro -, riguardano il Fondo pensioni e quello dell’assistenza sanitaria, ma anche milioni di euro persi a causa di investimenti poco oculati in titoli e azioni. ...continua a leggere "La Provvidenza non basta. Il Vaticano ha sfiorato il crac"

DOMENICO GIANINuovo colpo di scena in Vaticano. Dopo le rivelazioni sull'inchiesta riguardante alcune operazioni finanziarie e immobiliari sospette, che vede coinvolti 5 tra alti dirigenti e prelati, con perquisizioni e sequestri che hanno interessato gli uffici della Segreteria di Stato e dell’Aif, il capo della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani, si è dimesso oggi dal suo incarico. "Lo scorso 2 ottobre - fa sapere la stessa Sala stampa vaticana confermando le indiscrezioni circolate nelle ultime ore - alcuni organi di stampa hanno pubblicato una disposizione di servizio riservata, firmata dal Comandante del Corpo della Gendarmeria, dottor Domenico Giani, riguardante gli effetti di alcune limitazioni amministrative disposte nei confronti di personale della Santa Sede. Tale pubblicazione è altamente lesiva sia della dignità delle persone coinvolte, sia della stessa immagine della Gendarmeria". "Volendo garantire la giusta serenità per il proseguimento delle indagini coordinate dal Promotore di Giustizia ed eseguite da personale del Corpo - prosegue la Santa Sede - , non essendo emerso al momento l’autore materiale della divulgazione all’esterno della disposizione di servizio - riservata agli appartenenti al Corpo della Gendarmeria e della Guardia Svizzera Pontificia – il Comandante Giani, pur non avendo alcuna responsabilità soggettiva nella vicenda, ha rimesso il proprio mandato nelle mani del Santo Padre, in spirito di amore e fedeltà alla Chiesa ed al Successore di Pietro". ...continua a leggere "Vaticano, dopo la fuga di notizie su funzionari e prelati indagati si dimette il comandante della Gendarmeria"

Ilaria AlpiAltri sei mesi per indagare. E possibilmente in modo rigoroso. La speranza, mai sopita, di arrivare alla verità sull’omicidio della giornalista del Tg3, Ilaria Alpi e del suo operatore, Miran Hrovatin, avvenuto in Somalia nel marzo del 1994, è legata agli esiti delle nuove indagini che il gip del Tribunale di Roma, Andrea Fanelli, ha disposto oggi rigettando la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Elisabetta Ceniccola, relativamente all’ultima inchiesta ancora aperta a Piazzale Clodio. Quella avanzata dal pm era la seconda richiesta di archiviazione, dopo che nel giugno del 2018 il gip, accogliendo una istanza presentata dai legali della famiglia Alpi, aveva disposto ulteriori accertamenti dai quali però, a detta dello stesso magistrato, non erano emersi nuovi elementi da approfondire o comunque utili ad avvicinarsi alla soluzione del caso.
La nuova pista battuta dagli inquirenti, negli ultimi due anni, riguardava, in particolare, la trascrizione di un’intercettazione telefonica tra due cittadini somali, disposta nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Firenze, in cui si faceva chiaro riferimento all’omicidio Alpi-Hrovatin. Nella telefonata Mohamed Geddi Bashir affermava, infatti, di aver saputo che Hashi Omar Hassan – il suo connazionale inizialmente condannato a 26 anni per il duplice omicidio e poi assolto nel processo di revisione – era stato ingiustamente coinvolto e che ad uccidere la giornalista erano stati i “militari italiani”. ...continua a leggere "Caso Alpi, il gip rigetta la richiesta di archiviazione e dispone ulteriori indagini"

Stefano CucchiDiciotto anni di carcere. E’ la pesante richiesta di condanna che il pm Giovanni Musarò ha sollecitato alla Corte d’Assise di Roma nei confronti dei carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro accusati di aver pestato, in seguito all’arresto per droga avvenuto nell’ottobre del 2009, il geometra romano Stefano Cucchi. Secondo la Procura, che li accusa di omicidio preterintenzionale, furono proprio loro a causare la morte del giovane. Il pm ha chiesto, inoltre, 8 anni (per falso) per il maresciallo Roberto Mandolini, all’epoca comandante interinale della Stazione Appia, e una condanna a 3 anni e mezzo, sempre per falso, per l’imputato-testimone Francesco Tedesco. Musarò, sempre nei confronti del vice brigadiere Tedesco – il militare che ha rotto il muro di gomma raccontando agli inquirenti cosa accadde quella notte in caserma – ha sollecitato l’assoluzione, per non aver commesso il fatto, relativamente all’accusa di aver partecipato materialmente al pestaggio. La Procura ha chiesto il non doversi procedere, essendo prescritto il reato di calunnia, nei confronti di un quinto imputato, il carabiniere Vincenzo Nicolardi, e di Tedesco e Mandolini.
“Questo – ha detto nel corso della sua requisitoria il pm Musarò – non è un processo all’Arma dei Carabinieri, ma è un processo contro cinque esponenti dell’Arma dei Carabinieri che nel 2009 violarono il giuramento di fedeltà alle leggi e alla Costituzione, tradendo, innanzitutto, l’Istituzione di cui facevano e fanno parte”. ...continua a leggere "La Procura di Roma chiede 18 anni di carcere per i due carabinieri che pestarono a morte Cucchi"