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CarabinieriC’è una vera e propria “regia criminale” che dalla Capitale si ramifica, come i tentacoli di una enorme piovra, in tutto il Lazio. Ed è Roma il luogo in cui oltre cento tra cosche, clan e consorterie autoctone hanno trovato il clima e le condizioni perfette per spartirsi i compiti grazie ad una “pax mafiosa” che dura ormai da anni. E’ questo l’allarmante quadro che emerge dal quarto Rapporto “Mafie nel Lazio” presentato ieri dalla Regione Lazio. Le mafie, insieme alle altre organizzazioni criminali, “diverse, tradizionali e autoctone”, operano sul territorio in autonomia ma collaborano le une con le altre. Dallo studio, realizzato tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2018 emerge, inoltre, che il crimine e le reti corruttive si muovono, da Roma a Latina e da Frosinone a Viterbo, continuando a condizionare la vita di cittadini, operatori economici e amministratori locali.
“Sotto la lente in questa IV edizione – ha detto il presidente dell’Osservatorio per la legalità e la sicurezza della Regione, Gianpiero Cioffredi – ci sono le indagini che hanno indebolito le ramificazioni di Cosa nostra catanese nel Lazio e le sentenze emesse contro il clan Rinzivillo di Gela, attivo anche a Roma. Non solo: nuovi elementi che confermano la graduale stabilizzazione delle cosche di ‘ndrangheta e la pervasiva presenza economica della camorra nella Capitale così come la trasformazione di alcune periferie metropolitane in laboratori di nuovi modelli criminali in cui avviene il contagio del metodo mafioso”. ...continua a leggere "Roma è la Capitale della “pax mafiosa”"

La data è stata già fissata. Giovedì 11 luglio il Vaticano riaprirà due tombe del Cimitero Teutonico per fugare ogni dubbio sulla presenza, nel camposanto interno alla Santa Sede, dei resti di Emanuela Orlandi, la 15enne cittadina vaticana scomparsa nel nulla trentasei anni fa. Il promotore di giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Gian Piero Milano, e il suo aggiunto, Alessandro Diddi – ha fatto sapere oggi la stessa Santa Sede – hanno disposto l’apertura delle due tumulazioni nell’ambito delle indagini avviate dalle autorità vaticane in seguito alla denuncia presentata a marzo dai familiari della Orlandi.
L’indicazione di guardare all’interno di quella tomba era arrivata, infatti, all’avvocato Laura Sgrò, legale della famiglia della 15enne, contenuta in una lettera recapitata la scorsa estate, con allegata la foto della lapide e l’invito, esplicito, a cercare “dove indica l’angelo”. Dalle indagini difensive, condotte dallo stesso legale, era successivamente emerso che la tomba era stata aperta almeno una volta e che la datazione della statua è diversa da quella della lastra che copre la sepoltura. A detta della famiglia, inoltre, alcune persone sarebbero da anni a conoscenza che i resti della studentessa si troverebbero proprio lì, nascosti nel Cimitero Teutonico. ...continua a leggere "Caso Orlandi, il Vaticano riaprirà due tombe nel Cimitero Teutonico"

“Su quel volo, insieme a mio padre, dovevo esserci anche io, avevo già il biglietto in tasca. Poi un impegno improvviso nell’azienda di famiglia, dove finita la scuola davo una mano, mi trattenne e non andai. Era la seconda volta che papà volava per lavoro. Quel giorno per me rappresenta la data di una strage. Non è stata una casualità, hanno voluto creare un danno. La verità la sappiamo, basterebbe poco, ovvero la volontà di andare a chiederla. Perché in qualche cassetto c’è”.
Stefano Filippi, 55 anni, parla di quella notte, tra il 27 e il 28 giugno 1980, e ripete le stesse parole pronunciate nell’aula bunker di Rebibbia, il 16 gennaio 2001, davanti alla Corte d’Assise di Roma dove si stava celebrando un processo storico, quello per i depistaggi della strage di Ustica. Il dibattimento era iniziato da pochi mesi e dinanzi a giudici e cronisti sfilavano imputati e testimoni. L’aria era carica di aspettative, perché quel processo arrivava esattamente vent’anni dopo la notte in cui il Dc9 della compagnia Itavia, mentre era in volo da Bologna a Palermo, con a bordo 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio, era improvvisamente piombato nella fossa più profonda del Tirreno (una strage silenziosa alla quale abbiamo dedicato il servizio che potete rivedere sopra).
Stefano, oggi vicepresidente dell’associazione dei familiari delle vittime, all’epoca della strage aveva 16 anni. ...continua a leggere "Strage di Ustica: quella battaglia nei cieli nascosta dallo Stato"

Goffredo BucciniNelle periferie c’è rabbia e paura. Un terreno fertile per chi intende fomentare il disagio con risposte semplici. E le proteste di Casal Bruciato “sono figlie della stanchezza della gente che vive lì. Persone sfiancate dalla povertà e dall’attesa di risposte”. Goffredo Buccini, giornalista del Corriere, autore di un libro dedicato alle periferie (Ghetti edito da Solferino) non ha dubbi: il gesto della sindaca Raggi, di recarsi dalla famiglia rom, è stato sacrosanto, ma lì, nei ghetti, dove la mano pubblica ha perso da decenni, servono muscoli e la sponda dello Stato.
Come mai fa così notizia un politico che si reca in periferia?
“Il gesto della Raggi è stato sacrosanto. Mi è tornato in mente Ignazio Marino al tempo dei tafferugli di Tor Sapienza, anche lui ebbe una contestazione violentissima. E’ complicato affrontare il tema in modo non banale. Casapound lo semplifica per connettersi alla rabbia, e la rabbia non ammette complessità. La vicenda della famiglia rom non può non essere affrontata nella sua complessità, perché attiene alla stanchezza della gente che vive lì. Non sono tutti nazisti. Sono persone sfiancate, basti pensare che per ottenere un alloggio popolare possono passare anche 25 anni”. ...continua a leggere "Parla Buccini, autore di Ghetti: “A Casal Bruciato gente sfiancata in attesa di risposte”"