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casimirri alessioVentisette nomi. Tanti ne contiene l’ultimo elenco dei latitanti politici, di sinistra e di destra, su cui gli investigatori dell’Antiterrorismo e gli analisti dell’intelligence hanno concentrato le loro attenzioni. La conferma del numero esatto dei target ritenuti di “primario interesse” arriva da fonti del Dipartimento della pubblica sicurezza ed è stato aggiornato dopo la cattura di Cesare Battisti. Per ragioni investigative, tuttavia, la lista completa dei nomi dei most wanted, a differenza dei latitanti della criminalità organizzata rintracciabili sul sito del Viminale, al momento non è stata resa nota, eccetto quella dei ricercati “storici”, pubblicata oggi dal ministero della Giustizia. Di questi 27 latitanti, per i quali pendono pesanti condanne passate in giudicato da anni, 12 sono quelli che tuttora si nascondono in Francia. Il resto sono sparsi nei paesi centro e sud americani, Brasile, Nicaragua, come nel caso del Br Alessio Casimirri, Perù, ma anche in Giappone, Svizzera e in altri paesi europei come Spagna e Gran Bretagna. Nell’elenco pubblicato sul sito del ministero della Giustizia compaiono 17 nomi su 27. Tra questi c’è Claudio Lavazza, ex membro dei Proletari armati per il comunismo, coinvolto, insieme a Battisti, nell’omicidio del maresciallo della Polizia Penitenziaria Antonio Santoro. ...continua a leggere "Antiterrorismo e intelligence cercano 27 latitanti politici, 12 si nascondono in Francia"

Alessio CasimirriIl governo intende porre fine alla trentennale latitanza di Alessio Casimirri, uno dei nove brigatisti che il 16 marzo 1978 partecipò al sequestro di Aldo Moro e alla mattanza di via Fani. La notizia è arrivata proprio mentre il capo dello Stato stava deponendo una corona nel giorno del ricordo della strage in cui persero la vita gli agenti della scorta di Aldo Moro.
Casimirri, nome di battaglia “Camillo”, insieme con Alvaro Lojacono è considerato l’ultimo “irriducibile” da catturare. Nel 1980 si è dissociato dalle Br, due anni dopo ha lasciato l’Italia prima verso la Francia, poi Cuba, Panama e infine il Nicaragua dove ha continuato per qualche anno la lotta armata unendosi al Fronte Sandinista di liberazione nazionale.
Nel 1985 è arrivata la condanna all’ergastolo per i fatti di via Fani, per lui, per la sua ex moglie, Rita Algranati, e per lo stesso Lojacono. Da allora Casimirri - che oggi ha 64 anni e non ha mai scontato un giorno di prigione - è considerato dalla giustizia italiana un latitante ricercato in ambito internazionale.
In Centro America Camillo si è costruito una nuova vita e si fa chiamare Guido Di Giambattista. Nel 1998 ha sposato una cittadina nicaraguense, Raquel Garcia Jarquin, da cui ha avuto due figli. Assieme ad alcuni italiani ha aperto il ristorante “Magica Roma” e ne gestisce un altro, a due passi dal mare, a Managua, “La cueva del Buzo” (il covo del sub).
Casimirri, dunque, è cittadino nicaraguense, gode di ottimi rapporti con i politici locali e in particolare con i vertici militari e della polizia. Rapporti che finora lo hanno tenuto ben protetto dalla possibile esecuzione degli ordini di cattura promossi, a più riprese, dalla magistratura italiana. ...continua a leggere "Alessio Casimirri, il mistero dell’ex Br latitante da 30 anni"

Cesare BattistiL’antiterrorismo e i Servizi segreti sanno dove sono. In alcuni casi gli investigatori dell’Interpol li braccano da oltre 30 anni in attesa di un passo falso. Ma difficilmente quella settantina di “irriducibili”, rossi e neri, che per la giustizia italiana sono ancora oggi latitanti, lasceranno i paradisi penali dove si sono rifugiati dopo gli Anni di piombo, al riparo da arresti ed estradizioni. Quello di Cesare Battisti, ex membro dei Proletari Armati in attesa di espulsione dal Brasile, è il caso più eclatante, ma non l'unico.
Le loro biografie sono contenute in un volume, una sorta di album delle figurine che elenca nomi e reati e che la Direzione centrale della polizia criminale tiene costantemente aggiornato. Nessuno di loro, però, compare nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità iscritti nel programma speciale di ricerca del Viminale. Lì sono solo otto i ricercati legati alla criminalità organizzata, tra cui il boss di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro.
L’ultimo censimento fa riferimento a un elenco ristretto di target di primaria importanza, circa 50 ex terroristi sui 70 complessivi, in gran parte condannati in via definitiva per associazione sovversiva, banda armata, omicidio e strage. In cima alla lista dei Paesi che tuttora ospitano il maggior numero di latitanti italiani (almeno 30) c’è la Francia, poi Nicaragua, Brasile, Argentina, Cuba, Libia, Angola, Algeria.
Si conta che tra il 1978 e l’82 circa 500 esponenti della sterminata galassia eversiva italiana abbiano scelto di rifugiarsi all’ombra della Tour Eiffel, anche grazie alla cosiddetta dottrina Mitterrand che li proteggeva dall’estradizione.
Un censimento del 2004 fissava a 163 il numero degli imprendibili “rossi”, 46 dei quali condannati in via definitiva per omicidi e ferimenti e i restanti 117 con l’accusa, per molti ormai prescritta, di associazione sovversiva e banda armata. Da allora alcuni sono stati presi, altri arrestati.
Nella lista dei parigini, fino al 2004, figurava anche il nome di Battisti, oggi apprezzato scrittore che - in caso di estradizione dal Brasile - potrebbe riportarlo in Messico o, addirittura, nella sua amata Parigi.
Ancora oggi la capitale francese ospita l’ex esponente di Lotta Continua, Giorgio Pietrostefani, condannato a 22 anni per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi. ...continua a leggere "Terroristi rossi e neri, la mappa dei latitanti"

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Attilio CubedduForse si nasconde ancora all'estero, in Sudamerica o in Francia, forse è già morto, ucciso da un complice che lo tradì per denaro, il suo nome compare comunque tuttora in cima alla lista dei latitanti più pericolosi d’Italia. Tuttavia, Attilio Cubeddu, classe 1947, nato ad Arzana nel nuorese, è ormai un fantasma del passato, dimenticato da tutti e di cui non si sa più nulla da tredici anni. Mentre il Governo dà la caccia ai latitanti di mafia, camorra e ‘ndrangheta, mettendo a segno un colpo dopo l’altro, il volto dell’ultimo bandito sardo resta ancora tra i 15 most wanted del calibro del boss Matteo Messina Denaro. Il bandito Cubeddu fu uno dei carcerieri dell’imprenditore tessile bresciano, Giuseppe Soffiantini, sequestrato a Manerbio il 17 giugno ‘97 e tenuto prigioniero dall’”anonima sarda” per 237 giorni, e l’autore di almeno altri tre sequestri: Cristina Peruzzi (Montepulciano, 1981), Patrizia Bauer (Bologna, 1983) e Ludovica Rangoni Macchiavelli (Bologna, 1983). E’ irreperibile dal 7 febbraio ’97 quando uscì dal carcere nuorese di Badu 'e Carros con un permesso premio, era rinchiuso lì da tredici anni per scontare una condanna a 30 anni (fine pena previsto per il 2006) per aver sequestrato le tre donne. Le cronache di allora lo descrivono come un detenuto modello, tanto che gli fu riconosciuta anche la qualifica di collaboratore di giustizia per aver contribuito, nel ‘91, a sventare un tentativo di evasione dall’isola-carcere della Gorgona. Di fatto dodici giorni dopo il suo mancato rientro dietro le sbarre, era il 19 febbraio ‘97, avviene un altro sequestro, quello di Silvia Melis, e tra i primi sospettati c’è proprio lui. Quattro mesi dopo viene rapito Soffiantini e Cubeddu, stavolta, è coinvolto, anche se l’imprenditore bresciano non riuscirà mai ad affermarlo con assoluta certezza. Di fatto per gli inquirenti fu lui a custodire l'ostaggio nei boschi della Toscana e sempre lui, insieme ai suoi complici, a partecipare a Riofreddo, lungo l’autostrada Roma-L’Aquila, allo scontro a fuoco in cui perse la vita l’ispettore del Nocs Samuele Donatoni. ...continua a leggere "A caccia del bandito Cubeddu"