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Da sei mesi la nuova difesa aerea italiana passa per le sale operative di due centri nevralgici dell’Aeronautica militare, a Poggio Renatico in provincia di Ferrara e a Licola in provincia di Napoli, dov’è sorvegliato lo spazio aereo nazionale ventiquattr’ore al giorno per 365 giorni l’anno.
Il reparto Dami, acronimo di Difesa Aerea Missilistica Integrata, è nato il 15 marzo di quest’anno dalla revisione del Comando operazioni aeree di Poggio Renatico. Al nuovo reparto, da cui dipendono il neo-costituito 11° Gruppo Dami, ubicato sempre a Poggio Renatico, e il 22° Gruppo radar di Licola, sono state assegnate le delicate funzioni di coordinamento e supervisione delle due unità operative italiane integrate nel sistema di difesa aerea nazionale e della rete Nato. La difesa aerea è gestita direttamente dalle due sale operative attraverso una rete radar e radio che copre, formando un ombrello protettivo, tutto il territorio nazionale.
Dalle sale operative dei due gruppi, meglio noti con i loro nominativi storici di “Pioppo” (Poggio Renatico) e “Barca” (Licola), i controllori della difesa sorvegliano lo spazio aereo nazionale avvistando e identificando tutto il traffico aereo, sia esso civile che militare. ...continua a leggere "Come funziona la nuova difesa aerea italiana"

AMXUn cacciabombardiere leggero Amx dell'Aeronautica militare, decollato da Pratica di Mare, è precipitato nelle campagne molisane di Carovilli, a pochi chilometri da un centro abitato, lievemente ferito il pilota di 35 anni, originario del luogo, che è riuscito a mettersi in salvo catapultandosi dal velivolo. Si tratta dell'ennesimo incidente che vede coinvolto un caccia della discussa flotta di 52 Amx Ghibli in dotazione all'Aeronautica.
La storia degli Amx è infatti costellata di incidenti e avarie, oltre 700 in 12 anni (dati aggiornati al 2008), tanto da valergli il soprannome di "bare volanti". Il primo si verificò nell'84, durante le primissime fasi di collaudo: un Amx si schiantò in fase di atterraggioTorino-Caselle e nell'incidente rimase ucciso il pilota collaudatore. Il 7 novembre '90 un altro caccia, appena entrato in servizio operativo, precipitò nelle campagne pavesi. Nell'impatto con il terreno il velivolo s'incendiò, ma il pilota si salvò lanciandosi con il paracadute.
Nel '92 ne cadde un altro sul tetto di una villetta a Nogara, a 40 chilometri da Verona, e per la prima volta l'Aeronautica sospese i voli, ripresi dopo tre mesi. Nel '93 altri due incidenti: un Amx precipitò in Danimarca nel corso di una esercitazione Nato provocando la morte del pilota; a settembre un altro velivolo cadde vicino Firenze. E ancora: nel '94, sul Gran Sasso, dove morì anche il pilota, nel '96 un altro Amx del 3° Stormo di Villafranca precipitò a Arquata del Tronto, vicino Ascoli Piceno, in questo caso il pilota riuscì a lanciarsi. ...continua a leggere "Un caccia Amx dell’Aeronautica militare precipita in Molise"

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Vittime collaterali AdagioQuesta storia, più di altre, insegna tante cose. Per esempio che la morte ti si avvicina non solo quando sei vecchio o malato. La gelida Signora ti si accosta anche quando diventi scomodo, quando tocchi con mano la verità e il segreto, oppure quando sei rimasto solo e disarmato. A quel punto sei già morto, resta solo da capire quando e cosa ti accadrà.
Giovanni Falcone, quando il suo destino era prossimo a Capaci, diceva che generalmente si muore perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande o, peggio ancora, perché non si dispone delle necessarie alleanze o si è privi di sostegno. Parole che valgono anche per gli ottantuno passeggeri del Dc9 Itavia precipitato nel mare di Ustica il 27 giugno 1980: quella sera erano soli, erano dentro un gioco più grande di loro, non avevano alleati e nessuno poteva salvarli. Ma vale anche per coloro - almeno due - che dopo quei fatti, con ogni probabilità essendone stati testimoni oculari, hanno incontrato sulla loro strada la gelida Signora. La loro sorte, le loro storie, sono un mistero nel mistero. Le chiamano morti sospette e se nell’affaire Ustica la verità è la vittima numero 82, loro - Mario Alberto Dettori e Franco Parisi - sono i morti numero 83 e 84.
Il giudice Priore gli ha dedicato un capitolo della sua lunga sentenza-ordinanza e, non a caso, quel capitolo s’intitola Le morti sospette. E’ un elenco: 13 nomi, 13 morti. Gli ultimi due sono proprio loro, Dettori e Parisi, e le loro storie sono narrate in un paragrafo a sé che ha un titolo che dice tutto ciò che c’è da sapere: I decessi per i quali permangono indizi di collegamento con il disastro del Dc9 e la caduta del MiG. Priore, nelle premesse, dice anche una cosa importante: in questa storia non si sarebbero dovute determinare necessità estreme di soppressioni, se non nei casi eccezionali di testi diretti, tecnici, in possesso di larga parte dei fatti. Di testi cioè fonti, non smentibili o da mostrare come usciti di senno. ...continua a leggere "Vittime collaterali"

ramsteinAlla vigilia del 33esimo anniversario della strage di Ustica del 27 giugno 1980 che si lega a un altro disastro dell’aria, quello di Ramstein, parla per la prima volta e le sue parole sono chiare. “Voglio solo che il nome di mio fratello sia riabilitato. Ivo non causò la morte di tutte quelle persone, era un bravo pilota e non avrebbe mai commesso un errore del genere. Cerco la verità da anni e il sospetto che la sua morte sia legata alle 81 vittime del Dc9 è maturato dopo aver visto con quanta fretta e superficialità l’Aeronautica indagò sull’incidente”.
Giancarlo Nutarelli è il fratello del tenente colonnello Ivo Nutarelli, uno dei tre piloti delle Frecce Tricolori (gli altri due erano il parigrado Mario Naldini e il capitano Giorgio Alessio) morti in Germania il 28 agosto 1988, durante l’Airshow Flugtag che causò la morte di 67 persone e il ferimento di altre 346. Grazie alla sua tenacia un pool di avvocati, giornalisti ed esperti del settore ha lavorato per un anno e mezzo a un’indagine che, a distanza di 25 anni, rimette tutto in discussione, a partire proprio dalle conclusioni dell’inchiesta dell’Aeronautica secondo cui il disastro di Ramstein fu causato da una serie di errori commessi proprio da Nutarelli.
Ustica e Raimstein: due storie che si legano sull’Appennino tosco-emiliano. Per capire come la storia di Ivo Nutarelli e Mario Naldini incrocia quella di Ustica bisogna ripartire da quella notte di 33 anni fa, qualche minuto prima della scomparsa dai radar del Dc9 Itavia (77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio). Siamo a Grosseto e in volo addestrativo, ai comandi di un TF-104G, ci sono Naldini e Nutarelli. I due istruttori sono in missione con un allievo e prima di rientrare alla base, intorno alle 20.48, dichiarano lo stato di emergenza generale “squoccando” due volte in tre minuti. Una circostanza, questa, che sottintende uno scenario di reale pericolo. Dieci minuti dopo Ciampino perderà i contatti con il Dc9. ...continua a leggere "Incidente di Ramstein, dossier dei familiari dei piloti: “Nessun errore in volo”"