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Non si parla più di mafia. Eppure Cosa nostra, l’organizzazione criminale siciliana in guerra con lo Stato e le regole da oltre un secolo, è quella di sempre, almeno secondo quanto scrive nell’ultima relazione al Parlamento la Direzione investigativa antimafia (leggi). E cioè: imprevedibile, pericolosa e alla ricerca di nuovi equilibri. Il problema, dunque, acclarato che la minaccia non è mai scemata, è forse la sua scomparsa dalle pagine di gran parte dei quotidiani nazionali e dai palinsesti delle tv che fanno informazione, per non parlare del dibattito politico. A ricordarcelo, all’indomani di un episodio grave e che fa molto riflettere, è stato un giornalista di Repubblica, Salvo Palazzolo, una delle firme palermitane in trincea da anni alla ricerca, citando il titolo di un suo libro, dei “pezzi mancanti”. Lo ha fatto dopo aver subìto, lo scorso 13 settembre (leggi), una perquisizione, in casa e in redazione, il controllo del suo computer personale e il sequestro del suo cellulare, alla faccia della tutela delle fonti e del diritto di cronaca. Palazzolo, reo di aver rivelato la chiusura dell'indagine sul depistaggio Scarantino (l’inchiesta che ha riscritto daccapo la storia della strage di via D’Amelio in cui fu trucidato Paolo Borsellino e la sua scorta - leggi), è indagato per rivelazione di notizie, cioè la chiusura dell'indagine a carico di tre poliziotti sotto accusa per il colossale depistaggio costruito imboccando il pentito Vincenzo Scarantino (l’udienza davanti al gup è iniziata il 20 settembre - leggi). ...continua a leggere "A Palermo il problema è il traffico. Spunti per non dimenticare che la mafia esiste ancora"

Cosa nostra non è stata sconfitta, è ancora fortemente radicata sul territorio, mantiene la sua storica architettura e le sue potenzialità “militari”. A dirlo è la Direzione investigativa antimafia nell’ultima relazione consegnata al Parlamento, quella relativa al secondo semestre 2016. La Dia rileva come la criminalità organizzata siciliana “manifesti ancora una significativa resilienza rispetto alla efficace e sistematica azione di contrasto svolta da Forze di Polizia e Magistratura”. Gli spunti di analisi offerti da recenti acquisizioni investigative mostrano, infatti, come Cosa nostra “mantenga un’architettura interna imperniata sulle famiglie mafiose, interpretata in maniera più flessibile rispetto al passato, ma tale da preservare, nel rapporto con il territorio, il proprio atavico e ramificato potere illegale”.
La mafia, dunque, sopperisce ai colpi inferti dallo Stato “con una considerevole capacità rigenerativa, attraverso ‘emergenziali’ alternanze nelle reggenze che, pur non risultando sempre sufficientemente autorevoli, le consentono di ovviare alla prolungata assenza di una leadership di qualità”. Un elemento di continuità che secondo la Dia è costituito “dai ruoli mantenuti dagli anziani boss che, qualora detenuti, una volta dimessi dagli istituti penitenziari, rivestono le antiche cariche e si dedicano alla riqualificazione e riorganizzazione delle cosche”. ...continua a leggere "Cosa c’è nell’ultima relazione al Parlamento della Dia"

Letizia BattagliaAlcuni suoi scatti sono ormai saldamente fissati nell’immaginario collettivo. Il giudice Giovanni Falcone al funerale del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella, appena assassinato da Cosa nostra, stretto tra le braccia del fratello Sergio (attuale presidente della Repubblica), la vedova di Vito Schifani, l'agente di scorta morto nella strage di Capaci, il boss Leoluca Bagarella dopo il suo arresto, Giulio Andreotti con Nino Salvo. Sono gli scatti di Letizia Battaglia, la grande artista siciliana a cui il Maxxi dedica una mostra antologica (a Roma dal 24 novembre 2016 al 17 aprile 2017) con oltre 200 fotografie che raccontano, in bianco e nero, 40 anni di vita e società italiana assieme a documenti inediti, riviste, pubblicazioni, film e interviste.
Nata a Palermo nel 1935 e conosciuta in tutto il mondo per le sue foto di mafia, Battaglia è stata ed è tutt’ora uno dei più straordinari e acuti testimoni visivi della vita e della società italiana, in particolare della Sicilia. Riconosciuta come una delle figure più importanti della fotografia contemporanea per il valore civile ed etico del suo lavoro, Battaglia non è solo «la fotografa della mafia», ma anche, per il suo lavoro artistico e come foto reporter nella redazione del quotidiano L'Ora, la prima donna e fotografa europea a ricevere il prestigioso The W. Eugene Smith Award a New York nel 1985, riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life. ...continua a leggere "Le foto di Letizia Battaglia in mostra al Maxxi di Roma"

La notizia era già emersa nel '93 nel corso delle prime indagini sulla strage di via D'Amelio e dagli accertamenti compiuti dal consulente Gioacchino Genchi. Poi, a confermare che il telefono dell'abitazione della madre del giudice Paolo Borsellino era intercettato da Cosa Nostra fu direttamente, 20 anni dopo, il boss Totò Riina.
Il capo dei capi rivelò l'inquietante circostanza a un compagno di cella, Alberto Lorusso, e la conversazione era stata intercettata: «Sapevamo», affermava Riina, «che doveva andare là perché lui (Borsellino, ndr) gli ha detto: 'domani mamma vengo'». Dunque Cosa Nostra conosceva perfettamente gli spostamenti del giudice e, intercettando il telefono dell'abitazione della madre, ebbe conferma che Borsellino, l'indomani, si sarebbe recato in via D'Amelio per accompagnarla a una visita medica.
Sempre a Lorusso, Riina raccontò che era stato lo stesso Borsellino ad azionare l’ordigno, il cui telecomando era stato piazzato nel citofono dello stabile che ospitava l’abitazione della madre. «Minchia», affermava ancora il padrino di Corleone, «lui va a suonare a sua madre dove gli abbiamo messo la bomba. Lui va a suonare e si spara la bomba lui stesso. È troppo forte questa».
Secondo gli inquirenti, Cosa Nostra avrebbe predisposto una sorta di triangolazione: un primo telecomando avrebbe attivato la trasmittente, poi suonando al citofono il magistrato stesso avrebbe inviato alla ricevente, piazzata nell'autobomba, l'impulso che avrebbe innescato l'esplosione. ...continua a leggere "Borsellino, la ricostruzione della strage di via D’Amelio"