Pezzi mancanti nel puzzle Ciancimino

Ormai a Palermo i magistrati dell’antimafia sono abituati a convivere con i pezzi mancanti e le prove misteriosamente scomparse. Ogni inchiesta ricorda almeno un caso del genere e recentemente anche un cronista di Repubblica, Salvo Palazzolo, ha provato a elencarli in un libro. Ma a quelli finora noti se ne è aggiunto un altro, meno conosciuto, rispetto, per esempio, all’agenda rossa sottratta dalla borsa del giudice Paolo Borsellino il giorno che saltò in aria in via d’Amelio.

Il rebus

Quest’ultimo pezzo mancante, di cui Il Punto è in grado di ricostruire la storia, è un rompicapo che a un certo punto sembrava risolto, definitivamente chiarito, invece no, non è così, perché quell’elemento pare manchi ancora all’appello. Si tratta di una sim card del gestore Tim. E non è una scheda qualunque: era quella inserita nel telefono personale di Massimo Ciancimino, il figlio di Don Vito, ex sindaco di Palermo e uomo chiave nella trattativa tra Stato e Cosa nostra negli anni delle stragi. Il numero di quell’utenza mobile è noto da tempo - 335/252648 - ed è un tassello determinante perché i rapporti tra Ciancimino jr. e alcuni personaggi dell’Intelligence, in particolare il misterioso “Franco/Carlo”, passavano proprio per quella sim. Da qualche parte ci saranno ancora i tabulati, cioè la storia del traffico telefonico in entrata e in uscita, ma la sim, tra le carte del tribunale di Palermo, pare non ci sia più. È scomparsa. Che fine ha fatto? A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca - diceva Giulio Andreotti - e se in questa storia ci sono di mezzo le “barbe finte”, come pare, è fin troppo scontato avanzare ipotesi ottimistiche sulla sorte di quella card. Il 4 agosto dello scorso anno l’Ansa scrisse che la sim in questione, sequestrata in casa di Massimo Ciancimino l’8 giugno 2006 al momento del suo arresto, era stata ritrovata dai magistrati della Dda di Palermo. «La sim - scriveva l’agenzia di stampa - non si trovava fra gli atti del processo d’appello a Massimo Ciancimino. I pm hanno così effettuato una ricerca che si è conclusa con il ritrovamento della scheda». In un secondo lancio l’Ansa precisava, poi, che le sim «sono più di una» e che «non erano nella disponibilità della Corte d’appello ma i sostituti sono riusciti ad acquisirle dopo aver avviato una ricerca fra i documenti che erano stati sequestrati all’indagato».
Il giallo
In realtà, quella sim, nessuno l’ha finora ritrovata e a dirlo è lo stesso Ciancimino, lo scorso 24 aprile, a Corleone, nel corso della presentazione del libro che ha scritto a quattro mani con Francesco La Licata (Don Vito, Feltrinelli 2010). «Erroneamente i giornalisti hanno scritto che la mia sim è stata ritrovata - afferma il figlio di Don Vito - ma ad oggi questa famosa sim card non è stata rintracciata. L’avevano sequestrata a casa mia e regolarmente elencata nel verbale. Dentro c’erano memorizzati numeri e indicazioni sull’entourage del signor Franco ma nonostante sia stata sequestrata è misteriosamente scomparsa assieme ad altri documenti». Probabilmente l’Ansa ha dato notizia del ritrovamento di alcune sim, due, ma non la terza, quella più importante, quella 335. Quel pezzo mancante è determinante perché, a dire di Ciancimino, ricostruendo la sua storia, leggendo la sua memoria, la rubrica, gli sms in essa memorizzati, si potrebbe aggiungere qualcosa in più alla ricostruzione dei fatti. Qualcosa che probabilmente - data la fine che ha fatto quella scheda Tim - nessuno deve sapere. Sarà il numero, o i numeri, attraverso cui il dottor Franco/Carlo colloquiava con Ciancimino fino al 2006? «Posso confermare - dice a Il Punto il pm Antonino Di Matteo - che Massimo Ciancimino ci ha riferito che in quella circostanza consegnò ai carabinieri del reparto operativo quelle tre sim e che ora una di queste, dove secondo lui stesso ci sarebbero memorizzati importanti elementi, non risulta più conservata tra gli atti di quel procedimento».
L’indagine
Di quella sim card Ciancimino ne parla da due anni, e la prima volta che l’ha collegata al signor Franco risale al 12 dicembre del 2008 davanti ai pm palermitani, Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo. «Possiamo trovare traccia di contatti telefonici tra lei e il signor Franco diretti?», chiedono i due pm a Ciancimino, che un attimo dopo risponde: «Sì, se potevo avere le carte sim. In quell’occasione mi furono sequestrate 3 sim ora dovrebbe esserci pure questa sim di cui vi avevo già parlato, dell’utenza telefonica 335/252648 intestata a Donnino Rosso Di Vita, mio amico». I pm lo incalzano: «E ci dovrebbero essere contatti con il signor Franco risalenti a che epoca?». Ciancimino jr. risponde: «Fino a qualche mese prima della morte di mio padre». Il 23 aprile il figlio di Don Vito Ciancimino ha comunque aggiunto un altro tassello parlando davanti agli stessi magistrati di Palermo. Ha dato un nome e un cognome all’accompagnatore del signor Franco. Anch’egli sarebbe uno 007 ma non si sa se in forza al Sismi o al Sisde. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo lo ha riconosciuto fra le foto che gli sono state mostrate. Si tratterebbe di un uomo di 40 anni che ha accompagnato il misterioso funzionario dei Servizi segreti agli appuntamenti con il padre tra il 2000 e 2002. Ciancimino jr. dice di ricordarne bene il volto, perché lo avrebbe rivisto più volte negli anni successivi. Sarebbe andato a trovarlo nella sua casa di Palermo e più recentemente anche a Bologna.

Il Punto - di Fabrizio Colarieti - 11 maggio 2010 [pdf]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *