Giustizia giusta. Intervista a Rodolfo Sabelli

Sabelli RodolfoL'Associazione nazionale magistrati guarda al futuro anticipando l’insieme di proposte «indifferibili» che sottoporrà, dopo il voto, all’attenzione del nuovo esecutivo. Dalla revisione delle circoscrizioni giudiziarie al processo civile telematico, passando per l’emergenza carceri, fino al tema, assai spinoso, del rapporto fra magistratura e politica. È il contenuto del documento di sedici pagine illustrato nei giorni scorsi dal presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, che fornirà al nuovo governo l’incipit per avviare un possibile processo riformatore che restituisca efficacia, funzionalità e credibilità alla giustizia.
Presidente, la parola che ricorre maggiormente nel documento è «efficienza». È solo di questo che ha bisogno la giustizia?
«Dignità ed efficienza diciamo. Peraltro i due concetti sono collegati, perché la giustizia non può avere dignità se non è una giustizia efficiente. L’efficienza è il filo rosso che unisce un po’ tutte le nostre proposte, senza dimenticare che è una condizione strumentale alla tutela dei diritti. In fondo l’obiettivo, l’oggetto della giustizia, sono proprio i diritti, non è l’efficienza. Parliamo di un’istituzione pubblica, quindi non si tratta di realizzare un efficientismo ad ogni costo, ma di realizzare un’efficienza che consenta di tutelare i diritti al meglio, cosa che al momento francamente non avviene, né nel settore penale né in quello civile, per i ritardi e le ragioni che tutti conosciamo».
Il dibattito politico si è spesso concentrato sull’obiettivo di alterare gli assetti della magistratura più che migliorare l’efficacia del sistema giudiziario. Chiederete al nuovo esecutivo di superare questo limite?
«Negli scorsi anni molto spesso si è parlato di intervenire sulla magistratura, quindi sull’ordinamento, e nei fatti vi è stata anche una riforma dell’ordinamento. Abbiamo l’impressione che si è preso più di mira questo profilo, cioè la modifica dell’assetto della magistratura, penso anche ad alcune proposte di riforma processuale che fortunatamente non sono state realizzate. Ad esempio, in uno dei disegni di riforma del Codice di procedura penale vi era il progetto di una sostanziale trasformazione del ruolo del pubblico ministero e una modifica dell’equilibrio del rapporto tra pubblico ministero e polizia giudiziaria con l’obiettivo di fare del pm una sorta di avvocato dell’accusa deprimendone, di fatto, i poteri investigativi. Secondo noi non è questa la strada giusta, così come siamo fermamente contrari ad ogni ipotesi di separazione delle carriere, peraltro un irrigidimento nel passaggio dalla funzione giudicante a quella inquirente e viceversa è stato già realizzato. Bisogna pensare a una riforma della giustizia intesa come riforma dei meccanismi processuali, del Codice di procedura penale, del Codice di procedura civile, nel segno di uno snellimento, di una semplificazione dei riti, quindi abbandonando quella strada che si voleva e che in parte si è anche percorsa».
Quali sono in sintesi le vostre principali proposte?
«Il concetto di proposta principale va collegato alle situazioni di maggiore emergenza. Mi viene in mente la situazione delle carceri, che è un’emergenza. La Corte europea ci obbliga a intervenire in tempi stretti, entro l’anno, con interventi che noi vorremmo, però, fossero strutturali, quindi interventi sull’apparato sanzionatorio, un riequilibrio o una diversa individuazione del sistema sanzionatorio con un maggior ruolo delle sanzioni patrimoniali e interdittive. Bisognerebbe cercare di invertire la tendenza che si è avuta con la legge ex Cirielli, che ha ridotto l’ambito della sospensione dell’esecuzione e l’ambito di ricorso alle misure alternative. Invece la strada giusta è proprio questa: introdurre istituti tipo la messa alla prova e quindi interventi che secondo noi sono strutturali, utili per risolvere il sovraffollamento carcerario anche nel rispetto della funzione costituzionalmente riconosciuta alla pena, che è la funzione di recupero e non semplicemente sanzionatoria».
Passiamo al rapporto fra magistratura e politica. L’Anm chiederà di regolamentare questo delicato tema?
«Quando si parla di rapporto tra magistratura e politica si fa riferimento in realtà a una situazione complessa. E la questione dell’impegno diretto dei magistrati in politica è solo una delle possibili letture. È un tema che è stato peraltro già oggetto di alcuni disegni di legge. Secondo noi bisogna trovare una soluzione alla possibilità di ingresso delle toghe in politica, o rientro dalla politica, senza alcun temperamento o limite. La Corte Costituzionale nel riconoscere a tutti, e quindi anche ai magistrati, il diritto di elettorato passivo ha detto che, tuttavia, l’esigenza di tutelare la sostanza ma anche l’immagine d’imparzialità fa sì che questo diritto possa tollerare una regolamentazione o un qualche temperamento. Noi abbiamo individuato due fra i vari aspetti critici, cioè la stretta contiguità temporale nel passaggio dall’una all’altra attività e la stretta contiguità territoriale. Peraltro questo secondo aspetto, con specifico riferimento alla possibilità per un magistrato di assumere cariche nello stesso territorio ove ha svolto la sua attività giudiziaria, è anche oggetto di una previsione del nostro codice etico che fa espresso riferimento a questa situazione. I disegni di legge che erano stati presentati, sui quali peraltro noi abbiamo espresso anche il parere in sede di Commissione giustizia al Senato, pensiamo che possano essere un punto di partenza. Uno degli aspetti critici, giustamente, è il rientro del magistrato dall’esperienza parlamentare ai ranghi della magistratura, questo deve essere regolato in modo da evitare che possa suonare come un privilegio. Per esempio, un disegno di legge prevedeva il transito nei ruoli del Consiglio di Stato e dell’Avvocatura dello Stato, ma tutto ciò poteva sembrare un privilegio oltre a non risolvere il problema. Vedremo quali saranno le proposte, sicuramente un irrigidimento è necessario».
Revisione delle circoscrizioni e geografia giudiziaria, a che punto siamo?
«La revisione delle circoscrizioni è cosa già fatta. Adesso bisogna dare attuazione alla revisione delle piante organiche. Il ministero ha fatto una sua proposta elaborando un decreto di revisione delle piante organiche. L’Anm ha complessivamente apprezzato l’intervento sulle circoscrizioni, ma crediamo che occorra riflettere su alcuni degli aspetti indicati dal ministero ai fini della revisione delle piante organiche. L’auspicio è che si arrivi in tempi brevi a rendere effettiva questa revisione, nell’obiettivo dell’efficienza del sistema».
Il Capo dello Stato ha recentemente puntato il dito contro il Csm per i ritardi nelle nomine dei vertici di importanti uffici giudiziari. Qual è la posizione dell’Anm?
«È un tema molto delicato. È evidente che laddove si creino delle vacanze, soprattutto in uffici molto esposti, occorre che il Csm intervenga rapidamente, ovviamente nel rispetto dei regolamenti consiliari. L’aspetto fondamentale è che queste nomine avvengano nel modo più trasparente possibile, cioè nel rispetto delle regole e al di là e al di fuori di qualsiasi interferenza e richiesta e di qualsiasi intervento contrario alla legge e a quello che è semplicemente un esame oggettivo dei titoli e dei meriti di coloro che aspirano a ricoprire gli incarichi vacanti».
Se dovesse lasciare un post-it sul tavolo del prossimo ministro della Giustizia che consigli si sentirebbe di dare?
«Innanzitutto intervenire con risorse in vista dell’informatizzazione. Il processo civiletelematico sarà in atto nel giugno 2014, perciò arriviamoci preparati ed estendiamo l’informatizzazione anche al processo penale. Secondo punto: risolvere il problema delle carceri, con rimedi strutturali, ivi compresiquelli che indicavo prima. Terzo: rafforzare la lotta alla criminalità che oggi apparepiù rilevante, penso anche ai reati controla pubblica amministrazione, alla corruzione, alla lotta alla criminalità organizzata, al falso in bilancio, all’autoriciclaggio e penso che sia necessario intervenireanche sulla prescrizione dei reati. Quarto: gli aspetti organizzativi del nostro lavoro, con una buona soluzione della geografia giudiziaria».

di Fabrizio Colarieti per Il Punto del 28 febbraio 2013 [pdf]

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