ElettraHa lo stesso nome della nave-laboratorio su cui Guglielmo Marconi, dal 1922 in poi, effettuò i primi esperimenti di radiofonia in Nord America e in Atlantico. Oggi Elettra, ufficialmente classificata come unità destinata al supporto logistico e operativo, è il cuore tecnologico dell'intelligence della nostra Marina militare. In gergo è definita nave Elint-Sigint: si tratta di un'unità specializzata in electronic e signals intelligence, cioè lo spionaggio, e in alcuni casi anche nel disturbo di segnali radio con tecniche di guerra elettronica. Il suo motto, «Anima i silenzi aerei», più di ogni altra spiegazione lascia trapelare le finalità delle missioni spia che compie a supporto di altri mezzi, anche di terra.
Attualmente la nave pare sia molto impegnata nel Mediterraneo, di fronte alle coste africane, in attività di ricognizione, sorveglianza e analisi delle comunicazioni radio. Tuttavia, nonostante alcune interrogazioni parlamentari, l'unica missione della nave Elettra di cui si è avuta notizia, oltre il suo probabile impegno durante la crisi libica del 2011, risale al giugno del 2014, quando fu spedita dal governo Renzi nel Mar Nero a spiare le forze militari russe e soprattutto le milizie secessioniste filo russe attive nel bacino del Donec e nel Sud-Est dell'Ucraina. La notizia fu resa nota da analisidifesa.it e dall'agenzia di stampa russa Ria Novosti, sottolineando che la sua presenza davanti alle coste ucraine aveva irritato, e non poco, il Cremlino. ...continua a leggere Elettra, la nave spia italiana avvolta nel mistero

Aldo MoroL'agenzia Ansa batte la notizia alle 13.59 del 9 maggio 1978. È un lancio molto scarno, solo cinque righe: «Un cadavere in una macchina è stato trovato in via Caetani, una traversa di via delle Botteghe Oscure. Sul posto si sono recati il questore di Roma e il capo della Digos Spinella. Al momento non si hanno altri particolari».
Ma il lancio, quello che cambierà il corso della storia d'Italia, arriva 5 minuti dopo, alle 14.04: «L'on. Moro sarebbe la persona trovata morta all'angolo di via delle Botteghe Oscure con via Caetani. Lo ha riferito un funzionario della Digos».
Sono passati 55 giorni dall'eccidio di Fani e dal sequestro del presidente della Democrazia cristiana. Il corpo di Aldo Moro, crivellato di colpi, con il viso coperto da una giacca blu e il resto da un plaid, viene trovato nel vano posteriore di una Renault 4 rossa targata Roma N57686. L'auto è parcheggiata in via Michelangelo Caetani, a due passi dalla sede del Pci di via delle Botteghe Oscure e a poca distanza da quella Dc di piazza del Gesù.
Ad avvisare la polizia, che il corpo di Moro è proprio lì, è una telefonata al professor Franco Tritto, un docente universitario che conosce bene Moro. La chiamata viene registrata alle 12.30 perché l'utenza di Tritto, come quelle di molti conoscenti del presidente della Dc, è sotto controllo.
Dall'altro capo dell'apparecchio c'è un uomo che si presenta come il dottor Niccolai, ma in realtà è il brigatista Valerio Morucci che chiama da una cabina telefonica della stazione Termini: «Lei deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell’onorevole Aldo Moro in via Caetani, che è la seconda traversa a destra di via delle Botteghe Oscure». ...continua a leggere Moro, la cronaca del 9 maggio 1978 minuto per minuto

marinai hediaLa storia della motonave Hedia Monrovia, 4.300 tonnellate di stazza, battente bandiera liberiana, può essere annoverata a tutti gli effetti tra i misteri d'Italia.
Perché ancora oggi di questa torbida vicenda se ne sa davvero poco. Affondò al largo delle coste della Tunisia il 14 marzo 1962 sul finire della guerra franco-algerina, portando con sé 20 vittime: 19 italiani e un gallese. Di loro non sappiamo più nulla da quel giorno.
La Hedia scomparve, inghiottita per sempre dal mare, mentre navigava vicino all’arcipelago di Galite. Era salpata, ai comandi di Federico Agostinelli, da Ravenna e lì doveva tornare dopo aver raggiunto la Spagna con uno scalo intermedio a Casablanca. Quello era anche il suo ultimo viaggio, perché l'armatore, la Compagnia Naviera General S.A. di Panama, aveva deciso di rottamarla. Era in mare dal 1915, prima ancora con il nome “Milly”, ma nonostante l'età aveva superato tutte le revisioni.
Perfetta anche la tabella di marcia. Il 5 marzo scaricò diverse tonnellate di concimi chimici nel porto valenciano di Burriana. Il giorno stesso salpò di nuovo alla volta del Marocco. Cinque giorni dopo era a Casablanca a caricare 4 mila tonnellate di fosfati destinati al porto di Venezia. Una improvvisa burrasca nel canale di Sicilia costrinse il comandante a cambiare rotta e la nave passò sicuramente per Gibilterra prima di scomparire, vicino La Galite, il 14 marzo.
Ora la storia rivive grazie a Diciannove più uno, lo spettacolo di teatro civile che la Compagnia Stabile Assai della casa di reclusione di Rebibbia porta in scena dal 10 al 13 maggio 2016 al Teatro Golden di Roma. Lo sforzo di trasformare in narrazione teatrale una storia vera e dolorosa, come una ferita che non si è mai rimarginata, lo hanno fatto i detenuti del carcere romano, nelle vesti di attori al fianco di Cosimo Rega, Orso d’Oro nel film dei fratelli Taviani Cesare deve morire, con l'aiuto dello scrittore Patrizio Pacioni e l'adattamento teatrale e la regia di Antonio Turco e Patrizia Spagnoli. In scena sono pronti ad andare anche le testimonianze di alcuni parenti dei marinai scomparsi con l'obiettivo di far parlare del caso della Hedia. ...continua a leggere Motonave Hedia, mistero italiano che torna a galla

Renzo MartinelliPoteva essere l’occasione giusta per portare al cinema un’opera completa che riprendesse il testimone da Il Muro di Gomma, film pluripremiato di Marco Risi, datato 1991, magari raccontando la parte di storia mancante. Invece Ustica di Renzo Martinelli, in uscita nelle sale il 31 marzo 2016, nell’arduo tentativo di cercare la verità sulla tragedia del Dc9 Itavia (27 giugno 1980, 81 morti) finisce per ingarbugliare ancora di più uno scenario già di per sé molto complesso.
Martinelli, che firma e dirige il film, ha compiuto senz'altro un atto molto coraggioso che sta riaccendendo i riflettori su una delle pagine più buie della nostra storia, come aveva già fatto con la tragedia della diga del Vajont (1963) e con il sequestro Moro (1978).
Il suo film, tuttavia, non è una fedele ricostruzione dei fatti né, tantomeno, è «inconfutabilmente supportato da materiale documentale», come afferma il regista.
È pur sempre un film, direbbe chi se ne intende di cinema. Ma una storia complessa come questa forse non meritava una ricostruzione cinematografica in cui - come ha scritto anche la Rai bocciando la sceneggiatura sottoposta dalla Martinelli Film Company International - è fin troppo evidente una «commistione non perfettamente equilibrata tra elementi di finzione, personaggi di fantasia e fatti realmente accaduti, tale da determinare delle criticità di narrazione rispetto alla delicatezza della materia trattata».
Tralasciando le conclusioni - e cioè che a causare la caduta del Dc9 Itavia sarebbe stata una collisione in volo con un caccia americano senza alcuna responsabilità francese - saltano all'occhio, già dalle prime battute, una serie di macroscopici errori e di alterazione della realtà. ...continua a leggere Ustica, troppe incongruenze nel film di Martinelli